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05/07/2004 - CAUSA D'APPELLO: IL COMUNE SI CAMPIGLIA VINCE
Il Comune di Campiglia vince il ricorso in appello contro il dottor Gino Mazzarri che, in seguito all’esproprio di un terreno dell’attuale area fieristica di Venturina, aveva intentato tutti i ricorsi a disposizione: il Tar (per le procedure amministrative), la Corte d’Appello di Firenze (per l’indennità d’esproprio) e il Tribunale di Livorno (per illegittimità degli atti). Proprio alla sentenza del tribunale di Livorno che condannava il Comune di Campiglia al risarcimento di un danno per tre miliardi e ottocento milioni di lire (circa 2 milioni di euro) si riferisce la notizia arrivata martedì 8 giugno nella stanza del sindaco di Campiglia: la Corte d’appello di Firenze cui il Comune era ricorso, ha dato ragione all’Ente. La Corte ha ritenuto che nessun danno possa essersi configurato a carico di Mazzarri poiché la procedura espropriativa seguita dal Comune non presentava nessuna irregolarità.
“La Corte d’Appello di Firenze – si legge nella nota del Prof. Mario Chiti di Firenze assistente legale del Comune – ha integralmente accolto l’appello promosso da codesta Amministrazione Comunale, con conseguente pronuncia in merito alle spese di entrambi i gradi di giudizio”. Per le spese legali Mazzarri dovrà sborsare la somma 39.000 euro.
Il contenzioso tra il privato e il Comune ebbe inizio nel 1987. L’Amministrazione Comunale di Campiglia con delibera del 30 novembre 1987 emise il decreto d’esproprio per pubblica utilità di una serie di terreni, tra cui quello di proprietà di Mazzarri, della superficie di 16.040 metri quadrati. Prima di questo atto era stata seguita la regolare procedura prevista dalla normativa in materia, comprendente tutti i passaggi necessari per la validità dell’atto. Mazzarri non accettò l’indennità d’esproprio che pertanto venne depositata dal Comune, a norma di legge, presso la Cassa Depositi e Prestiti di Livorno. L’area divenne di proprietà del Comune. Mazzarri intentò quindi tutti i ricorsi possibili. In primo grado il Tribunale di Livorno condannò il Comune ma, poiché il giudizio si basava su presupposti falsi, la Corte di Firenze ha ribaltato la sentenza.
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